RELAZIONE DEL PARROCO AL CONSIGLIO PASTORALE

Mc 4, 35-41 : GESU’ PLACA IL MARE IN TEMPESTA

“L’attraversamento del mare di Galilea indica la traversata della vita. La barca rappresenta la comunità persona, la famiglia, il nostro cuore. Piccoli mari in cui si possono scatenare grandi ed impetuose tempeste. Chi non ha conosciuto qualcuna di queste tempeste, quando tutto si oscura e la barca comincia a fare acqua da tutte le parti, mentre Dio sembra essere assente o dormire? (Mons. Vito Angiulli in una sua lettera pastorale: La parrocchia comunità di fede).

Ricorderete che Gesù, rimproverava i suoi discepoli. Certo non avevano torto, per essere spaventati loro, pescatori esperti, è evidente fosse una situazione decisamente pericolosa. Ma San Pietro esortava in questo modo: “Gettate i Lui ogni vostra preoccupazione, perché Egli ha cura di voi.” (1Pt 5,7) Pietro e suoi colleghi temevano di essere stati abbandonati. Ma il Signore era sulla barca con loro. Non avuto quella fede in Gesù che è, dovremmo fare in modo che ci sia, sulla barca della nostra vita.

La fede fiducia: Lui c’è! Mons. Angiulli parlerà poi di una fede scontata: è ovvio che io sia cristiano-cattolico. Cosa vi credete? Sono nato e sono cresciuto in una famiglia cattolica. Ma ora non basta più. La fede è scontata perche si fa gli sconti non vi impegnerà più di tanto. Basti pensare alla frequenza della S. Messa domenicale. Quanto di più scontato, cioè comprensibile ci sia. Ma in parrocchia si va solo nelle situazioni dovute: i sacramenti come passaggi obbligati. Poi ciao! Una fede povera e…. poco significativa. Non morde nella vita, la si perde subito basta un niente. Invece la scrittura dice: “Resistete (al demonio) forti nella fede (1Pt 5,8-9) Richiamo altresì dalla lettera agli Ebrei “Trovarono forza nella loro debolezza” (Eb. 11,34). Ma non avrei bisogno di ricordarvi le parole note di San Paolo “ti basta la mia grazia perché la mia potenza si dimostra nella debolezza “ (2Co 12,9-10) Ricorderete “ Quando sono debole allora sono forte “ la espressione finale dell’Apostolo. Ma spesso Gesù si né lamentato della scarsa fede, fragile e precaria dei suoi 2 gente di poca fede” (Mt 6,30 – Lc 12,2). A Pietro “Uomo di poca fede, perché hai dubitato?” (Mt 14,31).

È ancora rivolto a me e a voi il rimprovero di Mc16,14 “non avevano creduto…” per la durezza di cuore e la mancanza di fede. Preghiamo anche noi “Aumenta in noi la fede” (2Lc17,6) ma dove attingere perché la fede cresca? Dov’è il distributore della benzina spirituale, la grazia cioè, carburante indispensabile per la nostra fede. Nemo dat quod non abet. Nessuno da quello che non ha: ve lo sentite ripetere spesso. Se il tuo cuore è vuoto di Dio, come credere? La fede è quando è fuoco che brucia, è santa inquietudine che porta a cercare l’Assoluto incarnato in Gesù animati in questa ricerca del vento impetuoso dello Spirito Santo. La fede è dono, gratuito, immeritato, ma apre ad una relazione personale con Dio. Quindi la preghiera quindi la liturgia: vivere in una relazione personale, celebrare in una dimensione comunitaria. Vivere la vita sacramentale: memoria degli eventi in cui Dio si è rilevato e si aperto a noi. Celebrare non vuol dire essere un: “dire la messa” “servire la messa” fare un precetto, conservare la confezione sacramentale, subire la cresima come tanti adolescenti. La fede è delicata: và coltivata come una tenera pianticella. Deve’essere irrorata dalla grazia, alimentata da Gesù-pane di vita eterna potata da un sano pentimento che riceve il perdono. Va nutrita di santa dottrina…. E anche la ragione va educata ad una gratuita intenzione all’amore di Dio. Nella vita spirituale vale sempre la vecchia regola: quello che fai, ti trovi. Se ti spendi di malavoglia, con l’orologio in mano, perennemente ammalato, suggendo appena il prete comincia la sua omelia…Basterà poco, e ciao! La colpa la darai al resto del mondo, in primis ai tuoi preti. Ma sei tu che hai detto no alla tua fede. Hai licenziato il tuo Creatore e Signore; hai detto a Gesù, a cui dici di volere bene, che proprio a m messa non ti va di andarci o ci vai quando di senti, perché poi ti sentiresti ipocrita se ci andassi pur non sentendolo. Molto superficiale, le cose importanti si fanno comunque non perché senti di farle. A volte farle comporta sacrificio. Leggo la preghiera del Card. Newan.

PREGHIERA

Signore Dio della mia vita,
guarda alla mia debolezza e aumenta la mia fede.
Sono molto le cose che non comprendo:
gli episodi spiacevoli e amari della vita,
il tuo silenzio quando t’invoco…
Io mi metto davanti a te,
fiducioso di stare alla tua presenza,
sicuro che nessuna delle mie preghiere cadrà nel vuoto,
perché tu sei un Dio fedele e buono.
Parlami nel silenzio,
istruisci in ogni cosa,
illumina la mia debole mente
perché possa riconoscerti presente e vivo accanto a me.
Aumenta la mia fede, Signore,
aiutami a credere in te
quando le ombre sembrano prevalere;
Aiutami a fidarmi della tua Parola
E insegnami a lasciarmi guidare docilmente da te,
che sei l’Amore senza fine.
Guidami, luce amabile,
tra l’oscurità che mi avvolge.
Guidami innanzi,
oscura la notte, sono lontano da casa.
Dove mi condurrai?
Non te lo chiedo, o Signore!

Quindi la preghiera nutre la fede. Se non preghi, non credi. E se credi, preghi!

Famiglia e parrocchia sono gli ambienti naturali in cui si viene nutriti alla preghiera. La parrocchia è scuola permanente di preghiera. Con la liturgia i momenti di preghiera comunitaria, la catechesi, la direzione spirituale. La chiesa parrocchiale che diventa un cenacolo. Chi ne varca la soglia, sente di stare alla presenza di Dio. È un luogo speciale. È lo spazio fisico e spirituale della contemplazione. La scuola di preghiera e contemplazione che è l’anima di un autentico apostolato. La parrocchia non è, solo, un attore di iniziative sociali. Ci saranno pure, doverosamente, ma …ha una competenza speciale nell’insegnare forme ed espressioni di preghiera che possono essere l’anima della vita quotidiana. In questo un aiuto speciale dalle comunità religiose, e noi accogliamo l’apostolato e la testimonianza di alcune religiose. Tra i loro carismi quello della contemplazione e dell’adorazione. La SC al n 13 afferma comunque che ogni preghiera va vissuta in armonia con la Sacra liturgia: ad essa conduce e da essa parte per ispirare la vita quotidiana e l’apostolato. La liturgia è culmine e fonte, dice al n 10 dello stesso documento conciliare……culmine verso cui tende l’azione della chiesa fonte da cui promuove tutta la sua virtù…” Nel mondo più alto si vive la preghiera cristiana nella liturgia. È il culmine della nostra vita parrocchiale.  E’ la fonte della nostra azione cattolica. Il mistero di Cristo celebrato nella liturgia trova la sua applicazione più connaturale nella liturgia delle ore: almeno lodi e vespri. Prima, dopo, con la messa purché le si celebri. E comunque dando generoso spazio la lectio divina e alla lettura personale, quotidiana…. Almeno del Vangelo. Un piccolo brano, una pericope, ogni giorno, seguita da una breve meditazione personale. La parrocchia deve insegnare ad amare la preghiera personale. Ricordate: la visita a Gesù Sacramentato. Un saluto di un innamorato e dell’amante… Certo la preghiera è un “dono di Dio”, va chiesto con umiltà Cfr il CCC n 2559-2561. si esige l’umiltà dell’orante. L’uomo “mendicante di Dio” sa di essere ascolto da Dio stesso, unico a poter saziare la nostra sete di infinito. La vita di preghiera e sentirsi sempre alla presenza di Dio.

Quindi la parrocchia non può accontentarsi di celebrare solo la Messa, ma deve fare in modo che la preghiera si prolunghi nella vita quotidiana. Bisogna insegnare a pregare ed amare la preghiera. Tutti allora ameranno le preghiere semplici della vita quotidiana, quelle che si imparano e si recitano a memoria. Tutti impereranno il “Ti adoro mi Dio” e del mattino e della sera, il confesso, l’Atto di dolore, l’Angelus…. E ameranno l’adorazione eucaristica personale e comunitaria. Tutti i giovedì sera, compresa l’adorazione notturna dell’ultimo giovedì del mese (incubatio), veglie, liturgia della parola e…. anche i pellegrinaggi, austeri, solari, sereni e non semplice turismo religioso o gita. Ma perché allora non pensare all’adorazione eucaristica tutte le mattine, nella nostra raccolta cappellina, cuore della nostra parrocchia? Ma Bisogna imparare ad amare il silenzio. Non si può cercare l’incontro personale con Dio nel chiasso interno alla nostra testa, esterno nell’ambiente in cui vorremmo pregare Esiste anche la preghiera del cuore: mettiti alla presenza di Dio, svuota la mente da pensieri inutili e confessati, pensa solo a lui. Sentirsi alla presenza di Dio: Signore mio Dio, io so chi sei qui, mi vedi e mi ascolti. Ti adoro con profonda riverenza. Ti chiedo perdono dei miei peccati e grazie per fare con frutto questa preghiera. Madre mia Immacolata S. Giuseppe. Padre e Signore mio Angelo mio custode intercedete per me. Anche il corpo deve imparare a pregare. N primis: genuflessione, inchino profondo, mani giunte, braccia allargate, stare in ginocchio, occhi abbassati… Non passare davanti al Santissimo senza la genuflessione. Mai. Due volte passare dieci volte farai una vera e devota genuflessione. Con la stessa intensità.

Non pensare che ti stia chiedendo troppo. Non sei un monaco vero! Ma anche i laici sono chiamati alla santità. Da laici. Ma consapevole che sta Lui Lui, tutto diventa luminoso, bello, pacifico, sereno… Della devozione della Madonna del Rosario ne parleremo in un altro contesto. Certo non si può essere cristiani, senza essere mariani. O mariani e non avere Gesù al centro della nostra vita. Come Maria. E della devozione ai Santi Medici rimane la nostra consapevolezza che va valorizzata. Non solo nei gesti devozionali, processione e festa compresi, ma nel considerarla anima di un nostro impegno di collaborazione con Bitonto e altri luoghi di devozione per i S. Medici. Per ultimo ma non ultimo l’attenzione alla nostra identità di parrocchia del SS.mo Crocifisso. Confermo che il 3 Maggio intenzione della Croce, l’occasione liturgica per celebrare la Croce di Gesù.