Sono nato da un padre e una madre. Mio padre si chiamava Raffaele, mia madre Stefania. Mio padre era maschio, mia madre femmina. Sono loro eternamente grato per il dono immenso della vita. Genitore 1 e genitore 2 mi ricordano le prime addizioni alla scuola elementare. Un obbrobrio. Smettiamola. Facciamo le persone serie. E badiamo ai veri problemi del Paese”.

Così esordisce padre Maurizio Patricello, coraggioso parroco di Caivano, paese nel napoletanoda sempre impegnato sul fronte della legalità e difensore della vita e della dignità umana – dopo l’annuncio della ministra Lamorgese di rimuovere dai documenti amministrativi -carta d’identità e moduli di iscrizione per la scuola per gli under 14 – la dicitura unica, profonda e vera di madre e padre. Un oltraggio per tutti i bimbi, che sanno che per generare una vita  ci vogliono una madre e un padre, e un torto a tutte le madri e a tutti i padri feriti nel legame innato ed indissolubile col figlio. La motivazione sarebbe quella di garantire conformità al quadro normativo introdotto dal regolamento europeo del Garante della privacy. A una prima lettura, la questione sembrerebbe persino superflua, a chi importa  se al posto di un consueto madre e padre, d’ora in avanti,  sui moduli amministrativi  ci troveremo  di fronte la dicitura genitore 1 e genitore 2? In realtà, è in discussione il ruolo della coppia  familiare, intesa  come unione  di un uomo e di una donna. Nascere da un uomo e da una donna, evidentemente non è più di moda! Al di là della sottile ironia, in concretezza, è in discussione il ruolo della coppia familiare, intesa come unione di un uomo e di una donna. Ridicolo se non offensivo pensare che la maternità e la paternità possano essere ridimensionate sulla base di una nuova nomenclatura amministrativa. Cancellare dalla carta di identità dei minori di 14 anni la dicitura “padre/madre” sostituendola di nuovo con genitore uno e genitore due, è pura menzogna. Quell’uno e quel due che sembrano rimandare a una classifica di merito appaiono riduttivi e paradossali di una maternità e paternità che si esprime attraverso codici affettivi, biologici, educativi e spirituali.

Attaccare la famiglia, cardine della società, può solo distruggere ancora di più questo paese e la sua crescita sana, soprattutto ora che con l’emergenza Covid, madri e padri stanno affrontando quasi da soli il dramma di arrivare a fine mese e garantire un futuro sereno ai figli. La famiglia è fondamentale ed è l’unico ambiente naturale per lo sviluppo e il benessere di tutta la società. Mancano purtroppo serie e valide politiche a sostegno della famiglia nel nostro paese. Lo scrittore spagnolo Manuel Vilas ha dichiarato: La famiglia continua a essere il motore della storia. È la nostra riserva dell’affetto”. Le spetta un ruolo e, di conseguenza, anche una dignità. Spesso ce ne rendiamo conto soltanto molto tempo dopo, quando ripercorriamo con la memoria il significato dei legami vissuti. Purtroppo, c’è una povertà di vita e di relazione che genera solitudine, incertezza, e scoraggiamento. Ci troviamo in una condizione caratterizzata da mancanza di significato della vita con perdita dei valori, morali e religiosi, con l’incapacità di progettare una vita ricca  di sentimenti  costruttivi e vitali. È in crisi l’asse centrale della famiglia. Un tempo la famiglia era al centro di tutto, dall’accudimento amorevole che dura una vita, ai legami di solidarietà e di affetto. Oggi, invece, della famiglia si parla solo in campagna elettorale, è andato in sofferenza l’asse centrale e cruciale della istituzione-famiglia: la scelta della procreazione, l’impegno che comporta rinunce e sacrifici, in realtà, sembrano sempre più ostacoli alla ricerca della felicità individuale e alla cultura del narcisismo. Occorre riscoprire un significato più autentico al senso della vita, recuperandone la vera essenza della gratitudine, dell’empatia e dell’altruismo.

Francesca leone
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