Da questo numero, inauguriamo la rubrica “Bioetica e Vita” dedicata ai temi della bioetica: educazione e famiglia, vita, eutanasia e fin di vita.

ll dibattito sulla maternità surrogata è tornato d’attualità durante il lockdown, con un video shock, pubblicato sui social network, che ha scatenato scalpore in tutto il mondo, con decine di bambini, allineati in una nursery improvvisata nella hall di un hotel di Kiev in attesa di genitori committenti. Una situazione orrenda che sfrutta e lede i diritti di donne e bambini.
Abbiamo chiesto un commento al Prof. Filippo Maria Boscia, uno dei maggiori esperti di bioetica nel panorama nazionale.

Professore, come è possibile tutto questo? Come fermare il commercio di bambini con la maternità surrogata, celato sotto le sembianze del “dare un figlio a chi non può averlo”?

Questo appello non va visto come un semplice fatto di cronaca, ma è portatore di un grido non più silenzioso, che riguarda la natura, il mistero e lo splendore dell’evento nascita, che con gli sviluppi della scienza, in una società liquida, ormai in declino, si discosta dal rispetto della dignità della vita. Nella nostra contemporaneità, la medicina della riproduzione, disciplina che si occupa della salute riproduttiva dell’uomo e della donna e della tutela del nascituro, viaggia su binari divergenti. La scienza rende possibile perverse dinamiche, in forza delle quali il nato non ha più legami biologici né con la donna della coppia committente e nemmeno con la donna che lo ha accettato nel suo grembo. Non è solo la maternità per sostituzione che ci preoccupa, ma la donazione di ovuli, di spermatozoi, le mescolanze riproduttive e le biotecnologie applicate alla procreazione. Non è fantascienza! Sono le moderne tecniche di riproduzione, in grado di controllare, la filiera riproduttiva, dalla selezione dei gameti maschili e femminile, freschi o congelati, alle sempre più giovanissime donne, schiave gestazionali per contratto o per procura. È questa la verità di una società che ha preso congedo da ogni principio di natura ed è in preda a poteri globalizzati ed occulti, privi di riferimenti valoriali: la nascita si sgancia da ogni progetto di unità genitoriale e si allontana sempre più da ogni possibile riferimento antropologico. La percezione morale, seppur annunciata, non è più per nulla praticata! Proviamo a chiederci cosa può avvenire quando si passa in questo delicatissimo e importantissimo periodo della nostra vita, da un ambiente di accoglienza ad un altro. Potrà il concepito abituarsi ai sapori, alla voce, al carattere di una donna che non è la mamma, donna che dopo la nascita scomparirà? Quale altra mamma o quale padre lo riabbraccerà? Nessuno lo sa, nemmeno noi lo sappiamo! Le ricerche non presentano sufficienti elementi di giudizio: è certo che questa situazione desta specifiche preoccupazioni. Cosa si profila durante la gravidanza se la mamma presta l’utero? La vita dell’embrione e del feto sarà sempre e positivamente basata su sensibili affetti e su scambi ormonali e sensoriali tra mamma e feto? O questi scambi saranno surrogazioni di (in)sensibili affetti? Il commercio dei gameti, la disponibilità degli uteri terzi, surrogati o sostitutivi cosa rappresentano? Una positiva e innovativa sperimentazione di amore? O la più grande e palese violazione dei diritti del nascituro? Ovvero spregiudicati attentati al registro neurosensoriale e psico-emotivo del feto proprio nel più delicato momento dell’origine della sua vita? Volere un figlio e volerlo come desiderio, è esigenza assolutamente legittima! Volerlo ad ogni costo o costruirlo, in assenza di complementarietà, con un agire tecnico invasivo può costare un prezzo troppo alto. L’egoistica asimmetria potrebbe addirittura costituire un larvato, o forse anche un non troppo larvato maltrattamento per il feto e per il neonato. L’Associazione Medici Cattolici Italiani, ha lanciato un appello ai governi internazionali, affinché si interrompano tutte le filiere di intermediazioni clientelari riproduttive, vere e proprie isterie del progresso.

Ai bambini e alle madri coinvolte dall’ignobile pratica dell’utero in affitto dovremmo chiedere perdono, a nome dell’umanità per questo efferato crimine che è anche crimine nei confronti dell’umanità.

Francesca Leone
professoressaleone@gmail.com