In occasione della 46.ma edizione della Giornata della Vita del 4 febbraio i vescovi italiani ricordano ai fedeli che la promozione della Vita è un inderogabile impegno di fede e di amore. Il femminicidio della giovanissima Giulia, da parte di un suo coetaneo, e di Enza Angrisano, nella vicinissima Andria, da parte del suo consorte, ci fa riflettere, ancora una volta, sull’importanza del valore della vita e che nessuna vita deve essere negata. Uno degli aspetti fondamentali per educare alla non violenza, è quello di sviluppare la capacità di costruire relazioni basate sui principi di parità, equità, rispetto, inclusività nel riconoscimento e valorizzazione delle differenze.

L’azione di prevenzione deve articolarsi in percorsi educativi, orientati soprattutto ai bambini/e ed agli adolescenti, con lo scopo di eliminare gli stereotipi di genere e i meccanismi socio-culturali di minimizzazione della violenza.

Occorre educare i nostri ragazzi all’accettazione delle differenze e al rispetto della dignità di ogni essere umano. Non dimentichiamo la preziosa collaborazione della famiglia che ha un ruolo fondamentale nell’educazione dei giovani, insieme alle scuole, rispetto ai diritti degli altri e all’opposizione alla violenza. Il percorso educativo deve iniziare sin da subito, dai più piccoli. Questo ambito scolastico, ovvero quello delle scuole elementari, è sicuramente il più delicato e particolare perché l’età in cui i bambini cambiano. Qualsiasi intervento formativo deve essere fatto in sinergia con le famiglie, le scuole, gli oratori e le associazioni che non devono essere lasciate da sole. Come ha sottolineato il Ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, è importante che l’educazione alle differenze e al rispetto di queste sia trasversale alle discipline scolastiche che abbia carattere di continuità, sia progettata singolarmente o, ancora meglio, in rete, in collaborazione con enti locali, servizi territoriali, organi di polizia, centri anti-violenza.

Riconoscere i meccanismi che stanno alla base della violenza e, soprattutto, riconoscere quanto essi siano radicati culturalmente in ogni individuo è essenziale per riflettere su quanto gli stereotipi e i pregiudizi influiscono sul nostro comportamento. Essi rappresentano un ostacolo alla libera espressione di pensieri, emozioni e convinzioni personali, contribuendo a costruire una società basata sulla sopraffazione.

L’ educazione all’ascolto partecipe, all’empatia, al rispetto, soprattutto se promossi sin dalla tenera età, incentivano lo sviluppo di un clima di accoglienza, prevengono fenomeni di discriminazione ed esclusione. Affrontare con bambini, bambine e adolescenti i temi dell’educazione al rispetto, fornendo la possibilità di sperimentare un ambiente accogliente e non giudicante, consentirà loro di procedere verso una destrutturazione dei ruoli e delle relazioni basate su stereotipi per poter sperimentare modalità di relazione con sé stessi e con l’altro basate su criteri di libertà e responsabilità per costruire una società accogliente, inclusiva e non violenta.

Il lavoro di sensibilizzazione e prevenzione necessario per il contrasto alla violenza maschile sulle donne e l’educazione a relazioni non violente passa, dunque, per la possibilità offerta alle nuove generazioni, di riflettere su sé stessi e sul rapporto con gli altri.

Francesca Leone
professoressafrancesca@gmail.com

Condividi