Istituita nel 1994 dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite e da sempre sostenuta dalla Chiesa,  il 15 Maggio si celebra la Giornata Internazionale della Famiglia, considerata come il “fondamentale gruppo sociale e ambiente naturale per lo sviluppo e il benessere di tutti i suoi membri, in particolare i bambini” e come privilegiata scuola di gratuità, in un periodo storico caratterizzato, da complessità, frammentarietà ed eterogeneità, da forte declino demografico, aggravato nell’ultimo anno dalla pandemia.  Papa Francesco ha sottolineato come “la famiglia insegna a non cadere nell’individualismo e equilibrare l’io con il noi. È lì che il prendersi cura diventa un fondamento dell’esistenza umana e un atteggiamento morale da promuovere, attraverso i valori dell’impegno e della solidarietà”.
Quest’anno, la Giornata della famiglia ha un valore più forte a causa della pandemia in corso. Tutti noi abbiamo cambiato le nostre abitudini: ci troviamo a lavorare in smart working, a svolgere attività didattica, fare palestra e tante altre attività da casa, permettendoci, pur nella costrizione del momento, di riscoprire l’importanza degli affetti familiari e della reciprocità. L’emergenza sanitaria ha evidenziato con maggiore chiarezza l’importanza di investire in politiche sociali per proteggere le famiglie più vulnerabili, costrette a sopportare l’urto della crisi. Stiamo toccando con mano i drammi sociali che il lockdown ha involontariamente generato all’interno delle famiglie. Sempre più numerose quelle in situazione di povertà e quelle numerose. Eppure, è altrettanto inconfutabile che la famiglia non è una minaccia né per lo sviluppo economico e né per l’equilibrio del pianeta: al contrario, la famiglia è una risorsa. Mettere al mondo un figlio, oggi, è percepito più come un costo che come un investimento, mentre invece la crescita economica di un paese va di pari passo con la crescita demografica.

Il prof. Filippo Boscia, Presidente Nazionale dei Medici Cattolici è un convinto fautore di quest’impostazione natalista, evidenziando più volte e con convinzione il valore sociale, educativo, economico e morale della famiglia. Purtroppo, la classe dirigente negli ultimi decenni davvero poco ha fatto in merito alle politiche familiari. Mancano nidi dove poter lasciare bimbi piccoli, la maternità non è tutelata e le madri spesso perdono il posto di lavoro quando optano per la maternità. Secondo gli ultimi dati Istat, il 28,8% delle famiglie italiane ammette un peggioramento della propria condizione economica e si registrano 335mila famiglie in più in povertà assoluta rispetto al 2019. Per fortuna, la legge di bilancio 2020 ha istituito il Fondo assegno universale e servizi alla famiglia, nel quale, dal 2021, verranno trasferite le risorse dedicate all’erogazione dell’assegno di natalità: il cosiddetto Bonus bebè e Bonus asilo nido. Da luglio le famiglie con figli a carico possono beneficiare dell’assegno unico che  si inserisce nell’ambito di una più ampia riforma, il Family Act, di iniziativa governativa, che incide su materie diverse, quali: il sostegno all’occupazione femminile, la promozione della natalità, l’importanza del valore sociale delle attività educative e di apprendimento formale e non formale dei figli nonché sostegno ai giovani. Si auspica che venga abbandonata la matrice centralista, scommettendo su politiche di sussidiarietà, e riformando il fisco attorno alle dimensioni familiare e comunitaria, con un prelievo inversamente proporzionale alla composizione del nucleo. Sia l’occasione per un grande piano per la rinascita demografica, drammatica emergenza del Paese, sostenendo la natalità, assieme alla famiglia e alle comunità, come luoghi imprescindibili per la crescita della persona e per il bene comune.

Francesca Leone
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