Il vangelo di Matteo ci ha permesso di conoscere uno degli attimi di vita più belli e più interessanti della vita di Gesù. Mi riferisco all’episodio in cui i farisei ed erodiani interrogarono Gesù sulla liceità del tributo a Cesare. La domanda venne posta con un chiaro intento di colpire l’immagine pubblica che Gesù aveva rispetto a tanti suoi seguaci, soprattutto tra i più deboli ed oppressi. Infatti se Gesù avesse risposto <<No>> sarebbe stato accusato di ribellione e presentato come un sovversivo. Se avesse risposto <<si, è lecito>> sarebbe apparso come un collaborazionista, dei romani tradendo anche in parte l’immagine di liberatore .
Gesù ha la piena consapevolezza che chi gli rivolge il quesito è mosso dal desiderio di incastrarlo. Quindi egli decide di rispondere al quesito senza cadere nel tranello vigliacco di una strumentalizzazione . Si fece portare una moneta, e con il denaro in una mano, chiede a chi appartengono le immagini che sono raffigurate sul metallo. <<Di Cesare>> rispondono. E prosegue dicendo <<restituite dunque a Cesare quel che è di Cesare e a Dio quel che è di Dio>> (cioè che appartiene ansare è chiaro?). La moneta, raffigura anche l’iscrizione “Denaro” ed in questo Gesù riconosce il diritto dell’imperatore al possesso. Non aggiunge altro. Nessuna parola sulla destinazione del denaro, come anche sulla provenienza di quei soldi che giungevano da Roma anche per corrompere la classe dirigente dell’epoca. Ricordiamo che Giuda per pochi soldi vendette Gesù ai romani. La corruzione era uno dei grandi mali della società contemporanea alla vita di Gesù. Egli non rimprovera a chi gli pone la domanda di essere parte di quel sistema e beneficiari di quella ricchezza del quale fingevano di essere oppressi. Non sceglie di mostrare il limite del loro stile di vita ai farisei mentre il popolo di Gerusalemme, come quello di altre città, soffriva.
Gesù sceglie di rispondere con un confronto tra due diverse proprietà. Infatti pone con forza l’attenzione su quello che appartiene all’imperatore, ma deve esserci un’altra realtà che porta in sé l’immagine e l’iscrizione di Dio. Abbiamo letto ed ascoltato mille volte questo passo del Vangelo. Dobbiamo apprezzarlo nella sua totalità. Gesù non pone nessun riferimento alla moneta. In Gn 1,26-27 è scritto "L’immagine di Dio è la persona umana, che porta nel cuore <<scritta>> la legge di Dio”.
La sintesi costruita con quella espressione di Gesù è geniale, degna del figlio di Dio. Egli riconosce all’imperatore il suo ruolo, la sua proprietà e la sua titolarità ed anche la sua libertà al possesso. In nome della stessa libertà riconosce attraverso questa provocazione ciò che appartiene a Dio, l’uomo . E con la stessa logica richiama alla restituzione a Dio di quanto gli appartiene: la persona liberata da ogni condizionamento materiale. L’invito alla restituzione, è un invito alla liberazione dal giogo dell’oppressione e della prevaricazione per darle dignità e speranza.
Gesù ci invita a non restituire a Dio la persona schiava, impoverita, umiliata, “usata”.
Per rendere ognuno di noi libero e completare il senso profetico del gesto che Gesù consegnava alla storia dobbiamo compiere due azioni semplici: pagare le tasse, ed impegnarci per liberarci e liberare tanti uomini e donne dalla oppressione, la prima di tutte l’oppressione della ricchezza a tutti i costi.
Anche su questo Gesù ci ha lasciato un grande insegnamento, rispondendo ad un’altra domanda che gli viene posta di un giovane ricco. Ne parleremo il prossimo mese.
Lattanzio Fabio presidente Fraternità per il Diritto alla Casa
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