Lo scorso novembre alcuni importanti istituti ed ordini religiosi della chiesa cattolica hanno definito l'Italia nuova terra di missione .
L'Italia nel passato è stata terra di grandi esempi e testimonianze di uomini e donne credenti che grazie alla loro passione, amore e fede in Dio hanno dedicato tutta la loro vita alla missione, ora invece è l'Italia ad avere bisogno di missionari.
Con molta naturalezza pensiamo subito alla necessità d'iniziative di solidarietà e carità per il gran numero di poveri del nostra paese, soprattutto nelle aree metropolitane, nelle grandi città e negli ex distretti industriali. L'Italia come tutto il mondo occidentale deve far fare i conti con una grande crisi economica della quale solo i più anziani ricordano una simile risalente al dopo guerra.
Missione in Italia, però, per un cristiano non vuol dire solo organizzare un buon sistema di carità verso i bisognosi e i più poveri, vecchi e nuovi; missione in Italia, e questo vale per tutti, credenti e non, significa "ripartire dalla strada dove abitano i poveri", come dichiarava il Vescovo di Caserta. Mons Raffaele Nogaro, dopo la mattanza di Castel Volturno.
Pochi giorni dopo la strage della Camorra decise di partecipare alla grande manifestazione indetta da varie associazioni laiche e cattoliche contro la camorra e contro il razzismo. Alla marcia tenutasi a Caserta c'erano più di 10.000 africani arrivati da varie parti d'Italia. Era un momento decisamente diverso dalla manifestazione spontanea che aveva provocato anche scontri con italiani e forze dell'ordine, tenutasi sul litorale Domito poche ore dopo l'agguato.
Gli uomini e donne di tutte le età che partecipavano alla manifestazione non volevano portare in strada rabbia, violenza o sete di vendetta.
Tutti urlavano pace, solidarietà giustizia. Normalmente ascoltiamo richieste di maggiore sicurezza, certezza della pena, oppure richiesta di espulsione di tutti i violenti raggruppando in questi, in un fascio solo, tutti gl'immigrati. Quel giorno, i ragazzi africani che sfilavano chiedevano l'opposto. Urlavano la non complicità con la camorra della maggioranza di loro, ed offrivano il loro aiuto alle forze dell'ordine per distinguere i criminali dagli onesti.
La teologia del perdono e della riconciliazione si manifestava per le strade italiane con il volto di migranti, che lavorano nei campi anche 15 ore al giorno spesso per non più di 20 euro di paga. Ultimi tra gli ultimi. Le braccia sfruttate dai caporali e dai clan della camorra per permettere alle ditte della zona di abbassare i prezzi di produzione, innescando una guerra tra poveri per una giornata di lavoro.
In questa giornata il pensiero vola veloce alle prime comunità cristiane, che nacquero tra i poveri, le vedove e gli emarginati dell'epoca. Le donne corse al sepolcro si sentirono dire << vi precede in Galilea>> questa non era Gerusalemme o un'altra città simbolo di ricchezza e potere. Era la terra dell'emarginazione, dove abitavano i più poveri tra i poveri. In quei posti nasceva la chiesa di Cristo
Forse per questo l'Italia è considerata terra di missione. Quando tutti temono la povertà, il crollo dei consumi ed altri disastri materiali.
C'è già chi con senso profetico vede nei poveri il pilastro di una nuova speranza. Lo testimonia la presenza di questo vescovo che al termine della preghiera rassicura i volti impauriti di chi già pensa a domani quando si spegneranno le telecamere ed i giornali non parleranno più della Campania. Egli dice <<non lasceremo che siate sempre minacciati. Se fosse necessaria anche un po' di rivoluzione per far partire una politica dell'accoglienza, che si faccia pure>> Le parole giungono subito nei palazzi del potere di Caserta, Napoli e Roma. Non importa se cambieranno i testi delle leggi o i titoli dei giornali che ci fanno credere che immigrazione vuol dire delinquenza. Qui a Caserta la Chiesa ha deciso di essere povera tra i poveri. Di stare al fianco di sacerdoti come padre Giorgio Parlotti , comboniano, qui in Campania dopo una vita in Africa. In una parrocchia ha fondato la "Casa del bambino" un asilo per bambini tra i 2 e 5 anni, frequentato soprattutto da figli di migranti, nasce perché non c'era posto per loro nelle scuole comunali, ed ora anche tanti italiani hanno iscritto i loro figli. Accoglie tutti i bambini ogni giorno fino a tardo pomeriggio. Le famiglie pagano una quota simbolica, poi ci sono le offerte e qualche benefattore. Non un euro pubblico. I vari governi italiani che hanno riconosciuto ingenti contributi alle scuole private hanno dimenticato questa ed altre che operano in contesti di povertà. Ma non importa, il cuore della Chiesa è più grande.
Lattanzio Fabio presidente Fraternità per il Diritto alla Casa
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