4. Quale esperienza comunitaria consideri più significativa? E perché?

Le esperienze significative sono state tante, ma i momenti di aggregazione più incisivi, a mio avviso, sono state le celebrazioni dei sacramenti, sempre così nuove e rinnovate e rese belle dai bambini, ragazzi, giovani e adulti. Hanno segnato molto le ordinazioni sacerdotali. Mi riferisco al cammino di fede di Don Nicola Salvemini, di don Massimo Serio e a quella tanto particolare di don Salvatore Mellone, senza dimenticare la testimonianza di fede di don Michele Porcelluzzi, il quale prima di esser ordinato sacerdote a Milano, è stato “nostro giovanissimo” e poi catechista della comunità parrocchiale. La preparazione a queste quattro ordinazioni sacerdotali è stata veramente un’esperienza forte di umanità e di fede per il popolo di Dio della comunità del S.S. Crocifisso, che con don Salvatore ha avuto addirittura un eco internazionale: arrivavano da ogni parte del mondo messaggi e preghiere di intercessione, perché la notizia del suo cammino vocazionale e sacerdotale, grazie ai nuovi mezzi di comunicazione, si era diffusa ovunque. Queste esperienze hanno segnato molto in lacrime di gioia e di dolore. Ancora oggi i giovani (e non), della comunità che li hanno conosciuti prima bambini, poi giovani manifestano stupore per la scelta particolare di vita che i suddetti hanno compiuto non in un momento di stasi, ma di abbandono al Dio della vita e della felicità ritrovata. Don Nicola proveniva dal mondo del lavoro, mentre don Massimo e don Salvatore da quello degli studi universitari, il primo in medicina e l’altro in lettere. Ma noi non possiamo fornire delle risposte o formulare giudizi, tutto proviene dall’opera di Dio, dalla Sua volontà di essere nel e per il popolo mediante le storie di vita dei nostri amati parrocchiani.

5. Cosa ti ha indotto a formare la “Stadera”? Quali sono state le tue idee?

Arrivato al S.S. Crocifisso ammiro l’impegno e l’autofinanziamento di giovani universitari che sostengono il giornale “Il Giovane Lume”. Terminata questa esperienza, cresce anche il desiderio di continuare a formare e ad informare i fedeli di ciò che si viveva in parrocchia e continuare ad informare il territorio con i seguenti obiettivi: coltivare la cultura delle relazioni, della complementarietà, delle sinergie, proprio per contribuire ad andare oltre la tecnologia, e quindi la possibilità, anche, di dare ai giovani che lo volessero, di formarsi per ottenere il “tesserino da pubblicista” ed arricchire il proprio curriculum per il futuro. Ciò è avvenuto in tanti, molti di loro. I giovani davano una bella lettura del territorio con una missione legata non alla semplice descrizione, ma alla critica e riflessione di quanto accadeva intorno a noi; l’attenzione al sociale; le informazioni anche ecclesiali; ogni pagina era chiamata con un nome e una rubrica particolare. Hanno contribuito a scrivere “le belle penne”, e interessanti idee di tanti nostri giovani e anche di tanti sacerdoti, ospiti, giornalisti, scrittori ed esperti che hanno lasciato negli anni un segno molto forte al giornale, dandoci la possibilità di riflettere ad ampio raggio. Il mensile “La Stadera” con il passare degli anni divenne una presenza sul territorio cittadino e di persone che lo richiedevano perché residenti fuori città o all’estero. Con il sopravvento anche dei mezzi di comunicazione digitale, ed in modo particolare della pagina Facebook della parrocchia, da un lato si evitarono le spese successive e dall’altro la rapidità del sistema internet permise di diffondere “La Stadera” online. Le idee confluivano mettendo da parte la cultura del solo interesse individuale, che sappiamo essere dannosa, per investire nella realizzazione di un progetto dove ogni parrocchiano si fosse potuto ritrovare nelle riflessioni che si offrivano. Quel premio è stato davvero un riconoscimento all’impegno serio e scrupoloso dei nostri giovani. Alla Stadera è legata anche l’attività culturale-testimoniale della Cattedra degli Anargìri. Sul carisma della gratuità dei Santi Medici, sono stati coinvolti decine e decine di testimoni di vita e di fede. La loro vita parla ancora.

6. “La Stadera” così come l’hai fondata e sviluppata, evoluta nel corso del tempo, esiste ancora, con i suoi giornalisti “storici”, ma anche con nuove “leve”. Quale augurio senti di porgere alla sopra descritta piccola “comunità”, sita nella grande famiglia del S.S. Crocifisso?

La “Stadera” continua ad esserci, e sempre lo sarà. Colgo l’occasione per ringraziare don Pino e collaboratori, che continua a prodigarsi per l’attualizzazione puntuale del giornale. L’augurio che posso rivolgere a tutti voi e in modo particolare a chi scrive, è il seguente: c’è qualcosa che è alla base dell’impegno per il bene comune, e questo qualcosa consiste nell’interesse aperto, che si genera dalla capacità di mettere l’amore a fondamento di ogni relazione, anche in un testo di giornale o in semplici legami, rapporti, sguardi, che sanno, però, spingersi al di là del proprio orticello. Papa Francesco nella Laudato Sì, prendendo come modello, Santa Teresa di Lisieux, ci invita alla pratica della piccola via dell’amore, e dunque a non perdere l’opportunità di una parola gentile, di un sorriso, di qualsiasi piccolo gesto che semini pace e amicizia; questo auguro a tutti voi de “La Stadera”: che la vostra azione di scrittura, lettura, riflessione, critica ed osservazione sia mossa dalla pratica della via dell’amore in equilibrio e verità.

Fausta Torre
fausta.fausta@outlook.it