Da poco in libreria, l’opera di don Massimo Serio, Nella notte, una luce. Parole di resilienza nella tempesta del Covid-19. Una scrittura, leggera e fluida, che si legge tutta di un fiato, destinata sia a un pubblico giovanile sia adulto. Un diario di bordo, un racconto delle fasi della vita, vissuto nei giorni strani della pandemia. L’autore ha una profonda passione per la medicina e per la scrittura, perché dopo gli studi liceali, ha frequentato la facoltà di medicina e chirurgia. Ma poi come spesso accade, ha detto sì a quella chiamata, e si è dedicato agli studi di teologia e di morale, conseguendo di recente presso l’Accademia Alfonsiana della Pontificia Università Lateranense di Roma, il dottorato di ricerca in Teologia Morale con une tesi originale e attuale dal titolo Etica della Prevenzione. Il libro, edito da Rotas, ripercorre le tappe della pandemia da covid-19, lo smarrimento, la primavera negata, la strana normalità, l’incertezza planetaria e il coraggio di resistere. Alla domanda come nasce il libro, don Massimo, risponde che prende luce dalla sua rubrica “Oltre” sul profilo Facebook, e dall’esigenza di gettare un po’ di luce nel buio del momento. “Tutti noi, in quei giorni, di confinamento forzato, abbiamo perso il ritmo giorno-notte.” Da qui, il titolo, che scaturisce da un’esperienza concreta. Racconta don Massimo come “nei primi giorni di lockdown, alle 4:00 del mattino, giunge un messaggio su whatsapp, da un amico, mentre si recava al lavoro, e mi chiede quando finirà questa storia? Avendo notato, quella luce accesa, l’ha considerata, una Luce nel Buio; è, lì, che ho deciso il titolo del libro, in gestazione da un po’ di tempo”. Un ringraziamento particolare, don Massimo, lo deve ai lettori che seguono la sua rubrica, da circa 20 anni. Il libro è il frutto di questa bellissima esperienza di scrittura prossimale, divenuta feconda, nei mesi più duri di pandemia.

Nella rubrica – sottolinea – mi occupo di cronaca, ma andando oltre ciò che succede; nell’anno della pandemia, tutti gli articoli gravitavano intorno alla crisi che attanagliava il pianeta; tutti eravamo in casa, ancorati alla speranza e alla fiducia, affinché tutto potesse terminare quanto prima. Don Massimo ha affermato di essere stato incoraggiato a scrivere il libro dal parroco don Rino Caporusso, ma anche dagli stessi lettori della lettura. Il 10 marzo del 2020 la nostra storia è cambiata – scrive ancora l’autore – in quei giorni abbiamo compreso come il tempo non lo possiamo telecomandare, era necessario attendere che il tempo facesse il suo corso. L’attesa, rappresenta il fil rouge delle storie raccontate, ma nel libro si parla anche di resilienza. Dopo la tempesta ecologica e psicologica, che ha toccato il ventaglio umano delle relazioni interpersonali sia prossime che remote, la resilienza, rappresenta la capacità dell’uomo di superare l’evento traumatico e il periodo difficile. Nel testo si parla di solidarietà: perché da soli non possiamo farcela, ma, insieme, certamente e senza ombra di dubbio! Il testo si articola in tre sezioni: lo smarrimento, la strana normalità e il coraggio di resistere. L’autore cerca di scandagliare non solo la dimensione cronologia, quello che è avvenuto, dalla confusione iniziale, allo sgomento, allo smarrimento, ma cerca di scandagliare le emozioni e i sentimenti che hanno caratterizzato ogni singolo evento. E, quindi, la storia di Carlo che ha perso il nonno; Mattia, il giovane di 18 anni che si prepara agli esami di maturità, ma che ha vissuto la prova più difficile nelle corsie di un ospedale, essendo stato contagiato dal coronavirus. Tommaso, il novantenne, reduce del dopoguerra, ci racconta cosa significa l’amore e la vita. Un libro sicuramente da leggere sotto l’ombrellone!

Francesca Leone
professoressaleone@gmail.com