PARROCCHIA SS. MO CROCIFISSO-BARLETTA
PROGETTO PASTORALE PARROCCHIALE 2009-10
RIASSUNTO I ° BIENNIO: L’ ASCOLTO


Questo biennio, che ha avuto inizio lo scorso anno in concomitanza con l’anno della Parola, è l’anno dedicato all’ ascolto e il nostro documento inizia con una frase lapidaria e provocatoria in cui si fa notare che l’uomo avendo due orecchie e una sola bocca, il tempo da dedicare all’ascolto deve essere almeno il doppio di quello da dedicare a parlare.

Il brano evangelico di riferimento è quello di Giovanni 5, 24-25:
“ In verità, in verità vi dico: chi ascolta la mia parola e crede a colui che mi ha mandato, ha la vita eterna e non va incontro al giudizio, ma è passato dalla morte alla vita. In verità, in verità vi dico: è venuto il momento, ed è questo, in cui i morti udranno la voce del Figlio di Dio, e quelli che l’avranno ascoltata, vivranno”.

E’ chiaro il riferimento all’ascolto e tutta la Sacra Scrittura è impregnata di questo invito all’ascolto che possiamo sintetizzare con una frase tratta dal libro di Samuele: “Signore parla che il tuo servo ti ascolta”.
A volte cambiamo l’ordine dei verbi e la suddetta frase la modifichiamo in “Signore ascolta che il tuo servo ti parla”.
Di ciò ne parliamo nel nostro documento in cui facciamo la differenza tra la preghiera pagana e quella biblica in cui nella prima si parla e si blatera mentre nella seconda si ascolta e si obbedisce, quindi non un parlare a Dio come un monologo ma un parlare a Dio come un dialogo in cui è sempre Lui che prende l’iniziativa.

I cinque elementi essenziali che abbiamo voluto indicare per un efficace Ascolto sono:
• Silenzio;
• Umiltà;
• Raccoglimento e preghiera;
• Obbedienza;
• Formazione.

1) “Se qualcuno mi domandasse dove comincia la vita liturgica, io risponderei: con l’apprendimento del silenzio. Senza di esso, tutto manca di serietà e resta vano” (R. Guardini).
Questo silenzio tanto bistrattato va coltivato e dobbiamo tutti educarci ed aiutarci a questa dimensione da cui dipende l’ efficacia della grazia perché il silenzio permetterà di accogliere più efficacemente l’azione di grazia.

COSA FARE:
• Silenzio prima della celebrazione, preparandosi a trovare i testi delle letture con la propria Bibbia
• Valorizzare il silenzio previsto dal Messale all’atto penitenziale, silenzio “intenso, austero, severo” per utilizzare le parole di Goffredo Borselli, liturgista di Bose (cfr La settimana liturgica a Barletta);
• Valorizzare il silenzio tra una lettura e l’altra per meglio interiorizzarle, lo stesso dicasi dopo l’omelia;
• Silenzio dopo la distribuzione dell’ Eucaristia e alla fine della S. Messa, dove non di rado non si ha il tempo di contemplare i misteri celebrati e il sacramento ricevuto.

2) L’umiltà prevede due dimensioni: nei confronti della Parola di Dio e nei confronti di se stessi, laddove umiltà nei confronti della Parola di Dio significa docilità dello Spirito, “attenzione” a ciò che la Parola di Dio vuole dirci in quel preciso contesto storico che stiamo vivendo, ma umiltà anche verso se stessi nella consapevolezza che non essendo “esperti” di Sacra Scrittura (pur con tutte le nozioni di nostra conoscenza) abbiamo bisogno di una formazione permanente e sempre al passo con i tempi consci del fatto che alla Chiesa spetta in ultima istanza il ministero di conservare e interpretare la parola di Dio (DV 12).

COSA FARE:
• Invogliare i fedeli alle catechesi bibliche di Ciliento, Dimarcantonio;
• Rafforzare la catechesi adulti con Gorgoglione, la domenica alle ore 11.00;
• Incontro mensile ai genitori dei catechizzandi ai quali si deve cercare di dare fondamenti biblici dei sacramenti a cui i figli si accosteranno; Catechesi ai giovani il sabato; Nuovo gruppo giovani coppie (don Abramo e coniugi Gammarrota); centri di ascolto e catechesi in famiglie con la PEREGRINATIO MARIAE.

3) Il raccoglimento e la preghiera sono fondamentali e questi sono direttamente legati al silenzio di cui abbiamo parlato al punto 1, ma di questo punto mi preme ricordare che esistono momenti essenziali, direi quasi obbligatori, in cui bisogna stare in raccoglimento e preghiera dinanzi a Dio e con Dio per lodarlo e ringraziarlo degli innumerevoli benefici di cui ci fa dono e perché ancora una volta si è degnato (l’umiltà di Dio!) di venirci incontro, di raggiungerci con la sua Parola e con il suo Corpo.

COSA FARE:
• Pregare prima della Celebrazione Eucaristica affinché il Signore guardi con misericordia la nostra natura imperfetta e venga in nostro aiuto;
• Pregare dopo la Celebrazione Eucaristica, affinché i doni ricevuti possano esserci scudo contro le insidie del maligno e affinché “il sacramento ricevuto con la bocca possa essere accolto con purezza anche nel nostro Spirito”.

4) L’obbedienza alla Parola di Dio è il criterio essenziale per discernere i veri discepoli di Cristo da quelli falsi; “voi sarete miei amici, se farete ciò che io vi comando” (Gv 15,14), e San Giacomo sulla stessa scia ci ammonisce dicendo di essere “di quelli che mettono in pratica la parola a non soltanto ascoltatori, illudendo voi stessi” (Gc 1,22-24).
L’ascolto passivo non basta, non è gradito a Dio; il Signore ci chiede di vivere nella concretezza la sua Parola, di metterla in pratica dopo averla attentamente ascoltata.

COSA FARE:
• Metterci in ascolto profondo della Parola di Dio e portare a casa, alla fine della Celebrazione, almeno una parola di tutto ciò che abbiamo ascoltato e far rimbombare nella nostra vita quotidiana quella parola, quella frase che più ci ha scosso; una settimana all’insegna della meditazione, della ruminazione di quella parola fino a che diventi per noi vita.

5) La formazione personale è fondamentale se vogliamo prenderci cura di quella degli altri e la cura spirituale degli altri è un nostro dovere di battezzati e di credenti. Formarsi è indice di maturità ma anche di responsabilità verso se stessi e verso gli altri, verso chi dobbiamo rendere ragione della speranza che è in noi.

COSA FARE:
• Auto-formazione: ognuno è responsabile della propria formazione e ognuno sa qual è la formazione migliore per se stesso; nella nostra comunità parrocchiale non mancano attività di formazione infatti ci sono molte iniziative per una buona preparazione biblica, liturgica, catechetica così da far fronte ai vari dubbi e perplessità di fede vere e proprie crepe attraverso cui si insinuano le sette e altri movimenti poco seri così da far allontanare i nostri fratelli battezzati dalla vera fede nel Dio rivelatoci da Gesù Cristo; dipende solo da noi se aderire a queste iniziative e imparare da chi la Provvidenza ci pone come guide, che prima di noi hanno conosciuto e seguito l’unico Maestro che ci conduce al Padre nello Spirito Santo.

Proprio la formazione farà di noi discepoli autentici di Cristo, uomini non solo anagraficamente ma anche uomini adulti nella fede che fanno ciò che dicono e le parole non sono vuote ma significano ciò che si vive; saremo “discepoli prediletti” di Gesù, i discepoli che Gesù ama (proprio come Giovanni) se saremo attenti ascoltatori della Parola ma anche “praticatori” della Parola così saremo conformati a Gesù che ha fatto della sua vita una rivelazione in opere e parole (DV 2) del progetto di Dio.
Solo il legame tra ciò che si dice e ciò che si vive ci rende autorevoli: non è vero che della nostra vita morale non interessa a nessuno! La morale dà senso e credibilità alle nostre parole così da renderci autorevoli, stimati, ritenuti idonei a poter esprimere giudizi e critiche.
Ed è qui che si inserisce il discorso sull’ educazione su cui punterà nei prossimi dieci anni la CEI e che noi con il nostro progetto pastorale ben ci inseriamo.
La nostra formazione, la nostra vita obedienzale alla morale di Dio farà di noi delle persone adulte credibili e solo così potremo avere “diritto di parole e di giudizio sui ragazzi”.
Anche il Papa è dello stesso avviso: “ (di fronte alla ) difficoltà di formare autentici cristiani” che si intreccia “con la difficoltà di far crescere uomini e donne responsabili e maturi, in cui coscienza della verità e del bene e libera adesione ad essi siano al centro del progetto educativo” è necessaria la presenza di “educatori autorevoli a cui le nuove generazioni possano guardare con fiducia”.
Ma chiediamoci: quando i giovani vedono che noi non facciamo ciò che gli chiediamo di fare, ciò che professiamo con le labbra, che fanno? Vanno via e non ci ascoltano!
Mons.Bagnasco nella prolusione parlando dell’ emergenza educativa ha detto che “il problema dei giovani sono gli adulti! Il mondo adulto non può gridare allo scandalo, esibire sorpresa di fronte alle trasgressioni più atroci che vedono protagonisti giovani e giovanissimi,e subito dopo spegnere i riflettori senza nulla correggere dei modelli che presenta ed impone ogni giorno. Sono modelli che uccidono l’anima, perché la rendono triste e annoiata, senza desideri alti perché senza speranza”e Mons. Crociata, segretario generale della CEI, affonda ancora di più affermando che gli adulti seguono le strade opposte dei “richiami moralistici ai valori…perseguendo cinicamente interessi, obiettivi, noncuranti degli effetti indiretti che modelli e comportamenti producono”.
Ed è in questa emergenza educativa che si inserirà la missione diocesana voluta dall’Arcivescovo, che coinvolgerà tutte le parrocchie in cui il 2009-2010 sarà un anno di preparazione mentre il 2010-2011 vedrà la sua realizzazione.
Dovremo individuare elementi che formino un equipe mista tra giovani e meno giovani autorevoli, formati e che ispirino fiducia in chi ascolta perché la loro vita sia profumo delle parole che professano.
In questo primo anno spetta a noi vedere e giudicare, cioè capire quali sono i problemi del quartiere, le cose che bloccano o allontanano uomini e donne dalle nostre parrocchie per poi agire.
In questi tre verbi (vedere giudicare e agire), in queste tre azioni si dovrà muovere l’istituenda equipe alla quale chiederemo anche di leggere la dichiarazione conciliare su “l’educazione cristiana” del 28 Ottobre 1965.
Concludiamo con le parole di Mons. Bagnasco: “sentiamo nostra fino al midolla questa diaconia: essa non circoscrive la propria azione nella sola prospettiva religiosa, perché punta ad educare donne e uomini che faranno l’ Italia e l’ Europa di domani”.
Facciamo nostra questa inquietudine.

PER L’ANNO SACERDOTALE 2009-10

IL GIOVEDI: Confessioni a partire dalle 18.00-22. Solo il primo giovedì del mese confessore straordinario.
Preghiera per la santificazione Sacerdoti e dei nostri seminaristi. S. Messa per i Sacerdoti defunti.
Adorazione Eucaristica tutti i giovedì ore 20-21: Catechisti, Associati e gruppo liturgico.
Ore 21-22 Giovani, giovanissimi e gruppo missionario.
Ore 22.00 S. Messa, Rito dell’Incubatio e Adorazione notturna (solo ultimo del mese).
Lotteria per aiutare il futuro sacerdote della Birmania : Patrik
Cattedra degli Anàrgiri a figure sacerdotali viventi e non: don Tonino Bello, don Antonio Di Foggia e Mons. Oscar Romero.