In occasione del 6º anniversario di ordinazione sacerdotale di Don Massimo Serio, presentazione del suo ultimo testo, Nella notte una Luce, edito da Rotas che esce a un anno dalla pubblicazione del testo, “Dignità, accompagnamento e Speranza al tramonto della vita”, editrice Aracne.

Il testo verrà presentato, presso la parrocchia di San Paolo Apostolo, domenica 5 settembre, alle  ore 20:00, dopo la celebrazione della Santa Messa, delle ore 19:00, presieduta da don Massimo Serio, che sin da piccolo ha frequentato la parrocchia del Santissimo Crocifisso e per molti ha dato il suo prezioso contributo alla redazione de La Stadera, con articoli di spiccata originalità. Lo ricordiamo per gli studi di bioetica, di recente ha conseguito il dottorato di ricerca presso l’Accademia Alfonsiana della Pontificia Università Lateranense di Roma, con una tesi brillante dal titolo, Etica della Prevenzione.

Un testo, rivolto a tutti, che parla col cuore, che evidenzia acutezza di mente e di spirito. La pandemia da Covid -19 – afferma don Massimo – non ha escluso nessuno, e ci ha portati a riflettere sulla nostra esistenza, sul rapporto con gli altri e sul tempo, definito dall’autore interrotto. I ragazzi, in particolare, hanno scoperto sotto forma di trauma, che nello scorrere della vita non esiste un tasto per andare avanti. Non esiste un comando per saltare la storia che non ci piace. Non esiste un pulsante per accorciare i tempi. Improvvisamente si sono accorti che il tempo non è un time del videogioco da interrompere a proprio piacimento. Che la vita non è telecomandabile. Che il virus non può essere bloccato con un click come si bloccano sui social gli amori finiti. Il tempo di quarantena forzata ci ha portati a riqualificare il rapporto con il tempo ed accettare che non siamo noi a gestirlo.

Un libro che insegna il coraggio di resistere nonostante le molteplici difficoltà insite nel percorso di vita. Nonostante tutto, abbiamo il dovere di riprovarci – scrive l’autore – anche perché oggi, rispetto a ieri, sappiamo che possiamo farcela, che la meta è più vicina, che il peggio è decisamente alle spalle, che mancano pochi chilometri alla linea di arrivo. Siamo pure consapevoli che questa volta sarà particolarmente dura ma l’odore della vittoria deve legarci in un’unica  cordata che ci prepari all’assalto finale. Verso l’ultima definitiva pericolosa, curva che ci separa dal traguardo, dove festeggeremo tutti insieme e brinderemo alla vita nuova. Lì, non ci potremo dire che è andato tutto bene, ma che ce l’abbiamo fatta sì.

Quello di don Massimo, è un testo intriso di spiritualità, carico di fede e speranza, una scrittura di prossimità, che intende lasciare un messaggio chiaro e profondo. Un testo che non perde mai di vita la Speranza. Vuole insegnarci qualcosa di straordinario, che quando ci sveglieremo da questo sogno avremo imparato almeno una cosa, che alcuni luoghi vanno vissuti di più. Che certi amori vanno amati di più. Che certe relazioni vanno rafforzate di più. Che nonostante le difficoltà ed il rischio sempre in agguato della noia e dell’abitudine, ci sono luoghi, persone, ricordi in cui risiede il patrimonio degli affetti da curare. E non potremo permetterci di ricordarcelo solo alla prossima pandemia.

Nel suo diario si sente un po’ anche lo sguardo attento di un medico sul paziente – si legge nella postfazione di Marina Corradi, editorialista del quotidiano Avvenire – e i pazienti sono la sua gente, i suoi parrocchiani, e gli studenti a scuola: tutti travolti da un’immaginabile epidemia, quando questa parola da noi si leggeva solo ormai nelle cronache del terzo mondo, o nei Promessi Sposi. È un’altra Italia, mai vista, quella che emerge da queste pagine, appuntata giorno per giorno con precisione e stupore. Il diario di don Massimo Serio sembra allora lo stare affettuosamente al capezzale di qualcuno che è molto caro, annotando ogni flessione e ogni miglioramento; e intanto riflettendo, aspettando, pregando -senza mai smettere di sperare”.

Francesca Leone
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