Alla vigilia delle Ceneri, l’arcivescovo Leonardo D’Ascenzo ha rivolto a giornalisti e agli operatori della comunicazione sociale il messaggio quaresimale, attingendo a quanto ribadito dal Santo Padre Francesco. Ha invitato tutti a non perdere di vista la speranza, come certezza che illumina i momenti più bui e a collaborare nella consapevolezza che tutti devono fare la propria parte in questo momento di emergenza. Questa particolare Quaresima deve essere vista come il tempo per rinnovare fede, speranza e carità. Per i cristiani, dunque, è tempo di un rinnovamento vero. Si è soffermato, in modo particolare, sul senso e il significato della Quaresima oggi, in un periodo dove, per il secondo anno consecutivo, la Chiesa dovrà vivere questi 40 giorni nell’emergenza per il Coronavirus. «Siamo tutti toccati dall’emergenza, ma dobbiamo avere la speranza di chi è certo della presenza del Signore vivo e risorto – ha detto il vescovo D’Ascenzo. La speranza è che ognuno faccia la propria parte in questa situazione così difficile. Mentre l’anno scorso di questi tempi navigavamo nel buio, oggi i vaccini sono per noi fonte di speranza: dobbiamo cogliere questi elementi come luce che illumina il nostro cammino. Le mie preghiere sono rivolte a chi ha contratto il virus, a chi è in ospedale, a chi ha perso i propri cari o il proprio lavoro. Per questo il mio appello va alla condivisione e alla solidarietà, stando attenti a chi è in difficoltà. Dobbiamo essere tutti un’unica famiglia e prenderci cura degli altri».
Si è soffermato, infine, sugli strumenti a disposizione del cristiano in questo itinerario di fede e di conversione: digiuno, preghiera ed elemosina, che così come vengono presentati da Gesù nella sua predicazione, sono le condizioni e l’espressione della nostra conversione. Infatti “la via della povertà e della privazione col digiuno, lo sguardo e i gesti d’amore per l’uomo ferito con l’elemosina e il dialogo filiale con il Padre con la preghiera ci permettono di incarnare una fede sincera, una speranza viva e una carità operosa.

Francesca Leone
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