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Giuseppe Ricatti, scrittore, musicista e catechista, vogliamo ricordarlo a otto anni dalla sua scomparsa, il 17 maggio del 2014 per un carcinoma metastatico all’addome. Giuseppe nonostante le grandi difficoltà della vita ha sempre coltivato con gioia le sue passioni, tra cui la scrittura, in particolar modo per la poesia, oltre ad essere stato maestro di chitarra e un eccellente educatore per tanti bambini e ragazzi. È deceduto dopo una lunga malattia degenerativa che lo ha costretto, sin da piccolo, a vivere tra ospedali e difficoltà, sostenuto dalla sua famiglia, dagli amici e sorretto dall’amore in Dio. Per chi è costretto fin da giovanissimo a vivere su una sedia a rotelle, le difficoltà da affrontare quotidianamente sono tante. Colpito da una malattia autoimmune come la vasculite che gli impedirà di camminare, segnando il suo corpo con ferite che necessitano di cure giornaliere, Giuseppe Ricatti lotterà con tutte le sue forze contro gli ostacoli disseminati lungo il suo cammino. E forse, è proprio questa necessità di lottare ad avergli donato nel tempo una forza fuori dal comune, che non solo gli consente di affrontare la malattia con grande coraggio, sempre sorridente, ma anche di coltivare la sua grande passione: la scrittura. 

Una vita piena di barriere che però non riuscirà a togliergli il buon umore e l’energia per andare avanti. “La scrittura è la mia grande passione”, affermava Giuseppe con orgoglio. Oltre ad aver pubblicato un libro di poesie intitolato Il cuore di un poeta, Giuseppe ha partecipato e vinto per ben due volte il Primo premio nella sezione fumettistica del Festival Nazionale dell’Arte, a Martina Franca, con le opere intitolate Eraclio, il Colosso di Barletta e Il Cavaliere Bianco, l’eroe del III millennio. Un curriculum di tutto rispetto, a cui si aggiunge la passione per la chitarra che lo ha portato a scrivere e depositare testi per canzoni presso la Siae fin dal 1990. Il suo ultimo libro è intitolato Vuoi L’arancia? Quando non basta la salute. “Una testimonianza – spiegherà lui stesso –  di come attraverso la sofferenza si può trovare la gioia, il sorriso, e si può essere anche felici. Perché affrontando ogni giorno grandi difficoltà, riesci a vedere con maggiore chiarezza quelle che sono le cose più importanti della vita, di cui non devi sprecarne nemmeno un minuto”. La felicità –sottolineava – sta anche nel bere il caffè con un amico. Il libro è un racconto di vita, un esempio di forza di volontà, generosità, apertura, gioia, nonostante le sofferenze inflitte dalla malattia. Un’autobiografia nata dall’esigenza di sviscerare il proprio vissuto e di farne una testimonianza spontanea e diretta.

Francesca Leone
professoressaleone@gmail.com

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