Esploriamo in questo numero il poco noto convento di Sant’Andrea, che si erge sulle antiche mura di Barletta, è frutto di una storia di occupazioni e differenti usi. Un tempo convento, poi sede delle truppe, poi ancora carcere, è stato da qualche anno messo in sicurezza e transennato. Il carcere di Sant’Andrea viene eretto nel 1799 quando il convento fu occupato dai francesi. Un luogo che sino a quel momento era stato sede dei frati Minori Osservanti che vi avevano istituito una scuola elementare con al suo interno ben 200 alunni. Il decreto reale del 28 aprile del 1810 vede la concessione al Municipio di Barletta del luogo, non immediatamente utilizzato in quanto venne occupato dalle truppe francesi e successivamente dalle truppe dell’esercito regio.

Dopo ben quarant’anni, il comune di Barletta, in quanto proprietario dell’edificio, decise di utilizzarlo adibendolo a sede del carcere anche per rispondere all’esigenza che ci fosse una struttura del genere in città. Non mancò una strana lettera dell’incaricato del Ministro per le carceri di Trani che chiedeva precisazioni sulla proprietà del luogo. L’allora sindaco di Barletta, Cafiero, rispose prontamente che l’edificio di Sant’Andrea, ex convento dei frati Minori Osservanti apparteneva al comune di Barletta che ne deteneva l’intestazione sul catasto fondiario. Dopo l’ennesimo tentativo dell’Amministrazione Centrale di appropriarsi di una struttura cittadina, il sindaco Cafiero non abbandonò la sua causa, così subito dopo la risoluzione di questo dilemma sulla proprietà, si attivò per portare a termine il progetto del carcere di Barletta.

L’operazione veniva autorizzata da una determinazione del Ministro degli Interni, che ufficialmente riconosceva la sistemazione di un carcere mandamentale nella struttura dell’ex convento di Sant’Andrea. Dopo circa un anno di attività, il carcere smise le sue funzioni ed ancora oggi la struttura risulta abbandonata ed impraticabile per questioni di sicurezza.

Un luogo che negli avvicendamenti storici ha conosciuto fasi molto alterne di attività, un vero e proprio pezzo di storia che meriterebbe perlomeno di essere restituita ai barlettani, magari in qualità di museo o luogo di ricordo.

Vincenza Defazio
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