Parrocchia SS. Crocifisso Barletta - La Parrocchia
 

 

 

 

 

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Linee Di Programma Pastorale II° biennio (2010-2012)

Chiamati a “costituire, per tutta l’
umanità, il germe più forte

 di unità, di speranza e di salvezza” (LG 9)

Meditare nella speranza

            L’ascolto è un esercizio che se fatto bene porta a meditare e ad interiorizzare ciò che si è ascoltato. Se l’ascolto non porta ad una interiorizzazione della Parola, che a sua volta porterà all’azione e alla carità verso il prossimo, allora è stato un ascolto superficiale, come se fosse la lettura di un libro qualsiasi.
Maria ha ascoltato senza superficialità la Parola di Dio annunciataLe per mezzo dell’Angelo, un ascolto che ha messo in discussione tutta la Sua esistenza, donandoLe un così forte slancio missionario al punto tale che è  andata a svelare il suo segreto ad Elisabetta, condividendo con lei il frutto dell’ ascolto, comunicando così la propria fede e fiducia nel Signore.
Quando si è consapevoli della grazia che abbiamo ricevuto in dono, si è pronti a comunicarla con letizia e serenità; la vita di fede non è un patrimonio da difendere con nervosismo “nelle nostre sagrestie” e col timore di smarrirla, ma va trasmessa.

Brano biblico di riferimento, Luca 1,39-45

            In quei giorni Maria si mise in viaggio verso la montagna e raggiunse in fretta una città di Giuda. Entrata nella casa di Zaccaria, salutò Elisabetta. Appena Elisabetta ebbe udito il saluto di Maria, il bambino le sussultò nel grembo. Elisabetta fu piena di Spirito Santo ed esclamò a gran voce: “Benedetto tu fra le donne, e benedetto il frutto del tuo grembo! A che debbo che la madre del mio Signore venga a me? Ecco, appena la voce del tuo saluto è giunta ai miei orecchi, il bambino ha esultato di gioia nel mio grembo. E beata colei che ha creduto nell’adempimento delle parole del Signore”.

            In questo secondo biennio si avrà particolarmente a cuore l’educazione alla meditazione, alla speranza nella liturgia. Educare a comunicare la fede, a mostrare agli altri il grande “sì”di Dio, a mostrarlo nella e con la Chiesa, dentro e contemporaneamente insieme alla comunità cristiana al servizio di ogni uomo e del mondo.
Sentiamoci allora,  partendo dall’interno della nostra comunità, e dalla nostra assemblea liturgica, chiamati a risvegliare le coscienze dei fedeli che partecipano alla vita di fede nella comunità, a volte sopiti in una fede troppo personale ed individualista e a superare quel clima di sfiducia e di paura che pesa fortemente sul compito educativo della trasmissione dei valori in genere e in particolare della fede, troppo spesso bravi a parlare di Gesù Cristo nella parrocchia ma meno bravi a farlo nelle nostre famiglie, nelle nostre conversazioni abituali in casa e con gli amici, meno ancora se lontani da un cammino di fede.
Dobbiamo capire che la Domenica, giorno in cui siamo chiamati a fare memoria della Risurrezione del Signore nostro Gesù Cristo, è un giorno di festa e pertanto siamo invitati alla festa della fede, ma una festa che deve essere “contagiosa”.
Un ateo diceva che avrebbe creduto anche lui a Gesù Cristo risorto e Salvatore del mondo solo se avesse visto stampato sul viso dei credenti ciò in cui dicono di credere.
Dalle nostre liturgie, invece, dobbiamo uscire trasformati, trasfigurati dall’ incontro con il Signore e questo potrà essere possibile solo attuando ciò che il documento conciliare, “Sacrosanctum Concilium”, profeticamente auspica: “È necessaria una partecipazione attiva del fedele”.
Il popolo deve essere composto di fedeli che sanno, che partecipano, che in certa misura concelebrano col sacerdote, perché egli, quale alter Christus, è interprete di Dio presso il popolo, e interprete del popolo presso Dio…
La liturgia è comunione di animi, di orazioni, di voci, di agape, cioè di carità. Non basta l’ assistenza passiva alla sua celebrazione, occorre una partecipazione attiva.
Il popolo deve considerare la celebrazione liturgica come una scuola, dove si ascolta e si impara; come un’azione sacra, promossa e guidata dal sacerdote, alla quale anch’egli concorre, rispondendo, offrendo, pregando e cantando…
Chi canta, partecipa; chi partecipa non si annoia, ma gode; chi gode della preghiera, si conserva anzi si sviluppa come cristiano; e chi è cristiano si salva!
E nessuno pensi che questa ebbrezza sia illusoria, o sia alienante e frustrante rispetto al realismo operativo e sociale della nostra concreta ed umana esistenza; no, essa è un’infusione di sapienza e di energia, che rende i fedeli cittadini ardenti, generosi ed operosi nel campo delle realtà terrestri mentre li incammina e li conduce alla cittadinanza celeste” (Dizionario Liturgico Pastorale).
Questo biennio, quindi, vuole essere imperniato sulla liturgia, sull’educazione alla preghiera e sul rendere consapevole il fedele che lui celebra con il sacerdote e dunque non è un estraneo o ancor peggio un elemento passivo.
Il fedele è un elemento attivo e deve prendere coscienza di questa responsabilità e di questo ruolo!
Nella liturgia la fede è celebrata e nelle grandi celebrazioni della Chiesa bisogna far respirare ai fedeli, grandi e piccoli, il senso della festa.    
Ecco perché questo secondo momento è intrinseco al primo: il dono della fede può e deve ravvivarsi attraverso l’ascolto della parola di Dio, attraverso la preghiera, attraverso le grandi celebrazioni, attraverso la vita dei credenti che vivono secondo le beatitudini evangeliche in alternativa allo stile del mondo.
Per mezzo della liturgia siamo chiamati a ravvivare il dono di Dio: “Ti ricordo di ravvivare il dono di Dio che è in te” (2 Timoteo 1,5-6).
Certo qui Paolo si riferisce all’ordine sacro ma al tempo stesso questo invito è rivolto anche ai laici che devono ravvivare il dono del proprio Battesimo, devono ravvivare il fuoco del Battesimo e questo “ravvivamento” dipende oltre che dalle nostre capacità umane, anche e soprattutto dalla Grazia che è sprigionata dall’amore di Dio: “Signore, aumenta la nostra fede” (Luca 17,5).
Sì, non stanchiamoci mai di invocarLo nella preghiera e di chiederGli di aumentare e ravvivare la nostra fede.

            Ecco perché nelle prospettive future inerenti l’aspetto liturgico, l’obiettivo è anche qui quello di continuare sui sentieri tracciati negli anni precedenti.
Continuare come negli anni precedenti, a presentare segni durante i periodi forti dell’anno liturgico, quali avvento e quaresima; i segni da noi proposti aiutano sempre la comunità a meglio comprendere il tempo liturgico che si sta vivendo.
Importante deve essere una buona preparazione al Battesimo che non è una cosa che riguarda solo il bambino, ancora inconsapevole, o solo la sua famiglia, ma l’intera comunità ecclesiale.
La famiglia che chiede il Battesimo per il proprio figlio non deve sentirsi sola, piuttosto bisogna che sul loro cammino trovino altri genitori che come loro si stanno preparando ad un evento così rilevante nella vita di fede.
La preparazione al Battesimo è certamente un’occasione propizia per far ri-conoscere e riscoprire la figura di Gesù Cristo, il suo fascino e la sua forza guaritrice a tanti adulti che purtroppo hanno una formazione bloccata e, in altri termini, fermata allo stadio della prima formazione cristiana, una formazione però “mai abbandonata, mai del tutto dimenticata ma in qualche modo sospesa”.(Card. Martini).
Tutta la comunità parrocchiale riscopra con maggiore forza il senso comunitario del battesimo.
Tuttavia il blocco della formazione cristiana non si nota solo quando i genitori chiedono il Battesimo per i propri figli, ma anche quando due persone chiedono di suggellare il loro fidanzamento davanti a Dio con il sacramento del Matrimonio; è anche durante gli incontri di preparazione al matrimonio che “vengono al pettine tanti nodi”!
Risulta difficile parlare di fedeltà, di amore, di sentimenti puri quando ci si trova dinanzi coppie che sono state lontane dalla dottrina della Chiesa per lunghi periodi; risulta difficile far comprendere che il matrimonio in Chiesa è suggellato da Dio e richiede dunque fedeltà nella salute ma soprattutto nella malattia.
            La fedeltà dell’amore si misura con la dolorosa esperienza della sofferenza, della malattia e della morte. Prendere su se stessi la propria porzione d’amore, altrimenti non si vive. Accettare la porzione di croce che ogni passione porta con sé, altrimenti non si ama.
Anche in questo caso fondamentale può essere l’apporto di coppie di sposi preparati e discreti che offrono un accompagnamento e un sostegno per favorire il superamento delle difficoltà.
Sono momenti questi in cui la vicinanza di persone care, della comunità e dei sacerdoti può portare consolazione e aprire il cuore, di chi soffre, alla fede in Dio, al quale consegnarsi con fiducia come nell’abbraccio di un padre. In questi casi la perseveranza nella fede e nell’amore, proprio perché messe a dura prova, diviene una testimonianza ancora più preziosa e convincente.
Altro problema che si presenta quando ci si trova dinanzi coppie che chiedono il sacramento del Matrimonio o genitori che chiedono il Battesimo per il proprio figlio, è quello di persone che dicono di vivere la loro fede nel privato, che non sentono la necessità di andare a Messa la Domenica e dunque santificare le feste, venendo meno ad uno dei dieci comandamenti di Dio.
Dicono di pregare soli nella propria stanza prima di addormentarsi e quando ci si alza al mattino, e così si pensa di aver assolto ogni “norma”.
Risulta difficile far comprendere loro che la liturgia non sostituisce e non impoverisce la religione personale…la liturgia ha un suo primato, una sua pienezza e di per se stessa una sua efficacia, che dobbiamo tutti riconoscere e promuovere.
La liturgia è mistero e come tale esige l’ adesione cosciente e fervorosa di quanti vi prendono parte; suppone la fede, la speranza, la carità, e tante altre virtù e sentimenti, atti e condizioni, come l’umiltà, il pentimento, il perdono delle offese, l’intenzione, l’attenzione, l’espressione interiore e vocale, che dispongono il fedele all’immersione nella realtà divina, che la celebrazione liturgica rende presente e operante.
Di qui nasce l’esigenza di far rivalutare al popolo fedele che la liturgia non è un insieme di segni e formule ma è “la prima e indispensabile fonte dalla quale i fedeli possono attingere il genuino spirito cristiano” (Sac. Conc., n. 14).
Un particolare molto importante e frequente che si riscontra in tutti quelli che non hanno un saldo cammino di fede è la non appartenenza alla propria comunità, cioè fedeli che non fanno vita comunitaria e che si spostano da una Chiesa all’altra nelle varie attività e celebrazioni, non partecipando a momenti forti parrocchiali, pur essendo residenti e parrocchiani del SS. Crocifisso.

            In questi anni dedicati all’attenzione alla Liturgia si vorrà dare importanza al servizio liturgico che in questi anni ha fatto passi da giganti nella nostra comunità.
In questi anni si è cercato di formare un gruppo di ministranti che avesse un’età media di circa 13-14 anni, perché il servizio all’altare non è un gioco ma una cosa seria e sacra.
Far prestare questo servizio a bambini che non capiscono il senso di ciò che fanno significherebbe svuotare il senso dei gesti stessi, ed ecco perché primo obiettivo è stato quello, non di escludere i bambini dal servizio alla mensa ma di creare un folto gruppo, con un’età compresa dai 12 ai 30 anni, che, ben formati nei movimenti e sul significato dei gesti che compiono durante la Celebrazione Eucaristica, aiutano i più piccoli al servizio ma li aiutano anche comprendere i significati più profondi dei gesti che vanno compiendo.
Il gruppo ministranti è il fiore all’occhiello della nostra comunità che non manca di rendere solenni non solo le Solennità, ma anche i momenti più importanti che interessano prettamente la nostra comunità parrocchiale.
Accanto al gruppo ministranti, ruolo importante svolge anche il gruppo degli animatori liturgici, che ad ogni messa domenicale aiuta il popolo fedele al canto, e con questi anche i lettori, l’accolito istituito, il diacono e altri ministeri che possono sorgere.
Il gruppo ministranti e il gruppo animatori si incontrano periodicamente e questi incontri permettono sia di fare il punto della situazione, così come anche dare indicazioni tipicamente tecniche, ma attraverso questi incontri si cerca di impartire loro una formazione liturgica cioè si cerca di far comprendere i significati più profondi nascosti nei gesti che a volte sbadatamente e superficialmente si compiono, gesti che invece sono ricchi di significato e densi di mistero.
Particolare attenzione viene data ai Ministri Straordinari della Comunione che, per il loro delicato servizio, ricevono una formazione durante i tempi liturgici forti quali Avvento e Quaresima.
Infatti il loro ruolo di “portatori” di Gesù Cristo vivo e vero, sotto le specie eucaristiche, a chi purtroppo è impossibilitato a riceverlo durante la S. Messa, è un servizio ammirevole e proprio per questo merita la giusta disposizione del cuore e della mente che nasce certamente da incontri accurati.
Come gli anni precedenti si continuerà a svolgere l’Adorazione Eucaristica tutti i Giovedì, in cui si prega per tutti i sacerdoti e per la loro santificazione, per tutti i seminaristi, e in particolar modo per quelli della nostra Parrocchia. Ad ottobre 2010 celebreremo il giubileo sacerdotale di Padre Giuseppe Carnevale.
L’ultimo Giovedì del mese si farà l’Adorazione Eucaristica notturna durante la quale si svolgerà il “Rito dell’Incubatio”, rito risalente al V-VI secolo, in cui si sperimenta la potenza guaritrice dei Santi Medici Cosma e Damiano; tale rito consiste nel trascorrere, in preghiera, la notte intera in Chiesa, durante la  quale i Santi Medici visitano e guariscono i malati.
A questo rito, da secoli ormai, sono legate innumerevoli guarigioni del corpo e dell’anima.

            Vogliamo affidare il percorso di questo secondo biennio all’intercessione dei nostri santi Patroni, S.S. Medici Anargiri Cosma e Damiano, verso i quali ci inchiniamo per la loro testimonianza di fede che li ha portati fino al martirio e che la Divina Provvidenza ha voluto nel nostro quartiere affinché potessimo raggiungere la Santità attraverso il loro stesso carisma, la gratuità e la generosità appunto.
Nel 2011 sarà l’anno in cui festeggeremo i 105 anni della presenza degli antichi simulacri che rafforzarono la devozione verso questi Santi nella nostra città di Barletta. Festeggiamenti che saranno coronati dal ritorno, nella nostra Parrocchia, delle Sacre Effigie e delle reliquie dei S.S. Medici di Bitonto.
La devozione ai Santi Medici Anàrgiri Cosma e Damiano nella città di Barletta nasce nel 1906, quando il Rev.mo don Francesco Paolo Pastore introdusse nella Chiesa di S. Antonio i simulacri dei Santi. Successivamente, dopo la chiusura della Chiesa, le statue furono trasferite presso la nuova Parrocchia del Buon Pastore, nei pressi del villaggio del fanciullo.
Con l' espandersi della città di Barletta e la nascita della nostra Parrocchia, del SS. Crocifisso (14 Settembre 1981), nel nostro rione, il primo Parroco don Michele Dicataldo, pensò di affidare la nascente comunità alla protezione dei Santi Medici per questo chiese ed ottenne, dal parroco della parrocchia del Buon Pastore, mons. Giuseppe Paolillo, la custodia dei simulacri elevati a compatroni parrocchiali e li pose alla venerazione dei fedeli con l'impegno di provvedere annualmente alla Loro festa esterna,che don Luigi Filannino ne diede ottima continuità.
La devozione ai Santi Medici ogni anno diventa sempre più forte e questo lo notiamo perché anno dopo anno il numero dei fedeli che partecipano alla Novena e alla Processione dei Santi Medici aumenta sempre più. Questo è un segnale che i parrocchiani si stanno sempre più “affezionando” ai Santi Protettori che la Provvidenza ha voluto affidare loro.
I Santi devono portare a Cristo quindi obiettivo primario è costruire un parrocchia devota e non devozionale, una parrocchia che attraverso la sua devozione vera, sincera, profonda e attraverso gli insegnamenti dei Santi si avvicina sempre più al messaggio evangelico di Cristo. L’associazione parrocchiale dei Santi Medici ne grande responsabilità nel prepararci a vivere questi momenti di fede.

Ci siano Loro di guida e di sostegno nei momenti di sconforto e di cadute affinché ci diano la forza di rialzarci nei momenti più demoralizzanti.
Loro siano per noi ciò che la Stella fu per i Magi, siano quella stella che ci conduce alla conoscenza del Cuore del loro migliore amico, per il quale hanno dedicato la vita: Gesù Cristo.
Non c’è amore più grande che dare la propria vita per gli amici e i S.S. Medici hanno testimoniato fino alla fine il loro amore e il loro attaccamento al messaggio evangelico.
Siano il nostro faro affinché anche noi possiamo cantare le meraviglie che il Signore compie in mezzo a noi attraverso la nostra umile vita così da pronunciare le stesse parole che i Santi Medici pronunciano per la guarigione:

“Tutto il bene ci viene dal Signore.
Uno solo è il vero Dio.
Solo Lui sana la tua piaga,
rende luce ai tuoi occhi,
spegne la febbre nelle tue vene.
Noi Cosma e Damiano,
non siamo che suoi strumenti:
solo in Dio devi avere fede e guarire”.

(Preghiera del Rito dell’Incubatio)

Il programma è suddiviso in tre bienni:
il primo biennio che va dal 2008 al 2010 prevede il tema dell’ ascolto( ASCOLTARE IN UNITA’:
anno paolino*corso biblico di don Piazzolla*studio lettere di san Paolo con i giovanissimi*Peregrinatio Mariae terminata in ottobre2010*scuola biblica Ciliento*Silenzio nella celebrazione,40 ore,catechesi*La Bibbia in Chiesa*Formazione adulti x battesimi, matrimonio, genitori per sacramenti*Anno sacerdotale, sacerdozio comune e ministeriale,STADERA* ), il secondo biennio, che va dal 2010 al 2012 sarà imperniato sul tema della meditazione, mentre il terzo ed ultimo biennio, che va dal 2012 al 2014 vedrà sviluppato il tema della testimonianza.
Dunque si svilupperà il tema dell’ ascolto, della meditazione e della testimonianza che riflettono le tre virtù teologali, fede, speranza e carità.
In questa introduzione abbiamo volutamente utilizzato la locuzione “linee di programma pastorale” e non piano pastorale perché il “piano pastorale” della Chiesa non è aggiornabile in quanto è  irrevocabile, immodificabile e trascendente perché stabilito da Gesù stesso e così rapportabile ad ogni tempo e ad ogni spazio.


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